Aggiornamento

Il 14 gennaio abbiamo accompagnato mio padre al pronto soccorso, perchè diceva di non “sentire più il braccio”. Due settimane di ricovero e poi angioplastica: un bell’ictus transitorio che gli ha portato via parte del braccio sinistro, causato da un pezzetto di placca aterosclerotica presente nella carotide dx, senza alcun fattore di rischio.

Abbiamo trasferito Daniele nella “mia” scuola elementare di Buja poichè stava perdendo molti giorni di scuola e soprattutto perchè non avevamo idea degli esiti dell’intervento e di come sarebbe uscito mio padre dall’ospedale.

Attualmente stiamo riorganizzando la casa di Buja, in modo tale da dare una stanza tutta sua a Daniele e al bambino che verrà. Nel frattempo mio padre sta facendo fisioterapia e non è sicuro che potrà tornare a guidare…

Faccio del mio meglio per dare un equilibrio alle nostre giornate… Andrea ovviamente lavora a Trieste e dunque non è sempre qui con noi.. la cosa non è molto positiva ma anche qui faremo del nostro meglio.

E’ proprio vero che nella vita nulla è veramente definitivo..

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10 buoni motivi per volerlo bianco

10 spunti tratti dal web e dai corridoi, cose non dette nelle sedi opportune, taciute per vergogna o per paura di non apparire adatti all’adozione. 10 opzioni diverse per illudersi di avere validi motivi per poter scegliere il colore della pelle del prossimo figlio.

  1. Perché abbiamo già dovuto rinunciare a un figlio naturale, e ci sentiamo in credito con il destino per cui ora lo vogliamo piccolo, bianco e il più simile a noi che si può… ma è anche per il suo bene perché i genitori contenti fanno il figlio felice. (Opzione rivendicativa)
  2. Perché a scuola, non essendo diverso, si potrà integrare molto meglio con tutti gli altri bambini. (Opzione educativa)
  3. Perché così i nostri genitori si potranno sentire veramente nonni compiuti e non si dovranno vergognare del nipote e perché così si potrà trovare a suo agio quando ci ritroviamo tutti con gli zii, le zie e i cuginetti. (Opzione famiglia allargata)
  4. Un figlio bianco riuscirà più facilmente a diventare qualcuno, a laurearsi, a trovare un lavoro di qualità e a diventare qualcuno… Non voglio un figlio fattorino. (Opzione carrierista)
  5. Così, quando cresce, sarà più facile per lui trovare moglie o marito qui in Italia. Potrebbe perfino non raccontare le sue origini. (Opzione accasante)
  6. Perché per il suo bisogno di appartenenza alla nostra famiglia, avrà bisogno di essere più simile possibile a noi. Altrimenti potrebbe diventare un disadattato, traumatizzato o un fallito. (Opzione preoccupata)
  7. Vorrei adottare un bambino italiano o russo… insomma lo vorrei di pelle bianca perché ho l’esperienza di un bambino del mio paese brasiliano e tutti lo chiamano il neraccio e a me fa tantissima pena… si sente diverso. Visto che la gente è cattiva vorrei evitare a mio figlio queste discriminazioni. (Opzione compassionevole)
  8. Perché così quando andremo in giro non apparirà subito che non è nostro. Altrimenti quando entreremo in un locale, quando andremo al cinema tutti si volteranno e saremo al centro dell’attenzione… Un bambino nero sarà sempre nero e da grande, quando andrà a cercare lavoro, lo guarderanno così, quando entrerà in un negozio, insomma sarà nero e giudicato non per l’italianità acquisita ma per il colore… (Opzione shopping)
  9. …Non è facile adottare un bambino straniero per di più di colore, ovviamente tutti noteranno che lui è nero e noi no… e quindi serie di commenti… mentre col bimbo bianco potrebbe sembrare proprio nostro figlio, addirittura col tempo assumerà gesti e atteggiamenti da sembrare proprio nostro figlio. (No comment)
  10. …Non voglio un bambino nero solo perché so in che società viviamo e non voglio recare maggior sofferenza solo per il mio desiderio di maternità… (Premio bontà d’animo)

Ci sono coppie che hanno dei limiti inconfessabili sul colore della pelle sull’età ed altre caratteristiche del bambino. Difficilmente riusciranno a soddisfare le proprie ambizioni e l’immagine del figlio ideale che cercano nell’adozione. Ciò potrebbe comportare gravi conseguenze nel tempo fino a giungere a un vero e proprio fallimento adottivo.

Fonte: http://adozioni.interfree.it (mara)

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Niente rimborsi per le pratiche d’adozione concluse nel 2010

Petizione per rimborso spese adozioni. Importante!!

“Per le pratiche di rimborso 2010 pare non ci siano soldi. Ci sono delle famiglie che hanno preparato una lettera – petizione per chiedere di ripristinare il fondo. L’indirizzo e mail a cui inviare l’adesione (più siamo e più devono ascoltarci) è il seguente: adoint2010@gmail.com
Dobbiamo inviare una mail con: “aderisco alla petizione per il fondo adozioni internazionali firmato” (nome e cognome di entrambi i coniugi e città).
Possono aderire anche quelli che non sono ancora partiti. Forza aderiamo in tanti!!

Questa è la lettera:

Egr. Prof. Sen.
Mario Monti
Presidente del Consiglio Italiano
Palazzo Chigi
ROMA

siamo alcune famiglie italiane che hanno concluso, per loro fortuna, felicemente le pratiche di adozione internazionale nel 2010 che, sostenuti anche da parenti e amici, si rivolgono a lei ed al suo Governo su una questione che, crediamo, non possa essere ignorata.

Nel 2010 3.241 famiglie italiane sono rientrate a casa con 4.130 bambini provenienti da ogni parte del mondo, in particolare dai paesi dell’Est europeo, America Latina ed Africa.

Le coppie che si sottopongono al complicato iter di adozione internazionale all’85% provengono da sofferte e pesanti esperienze di infertilità coniugale. Altri dati oltre questi sono riportati nel rapporto annuale della Commissione Adozioni Internazionali, che ha sede proprio dove Lei è insediato, Palazzo Chigi.
http://www.commissioneadozioni.it/me…pporto2010.pdf

I costi di tale percorso, oltre quelli più strettamente psicologici -già altissimi- si suddividono tra quelli sostenuti in Italia, per tutte le fasi preliminari, e quelli sostenuti all’estero che, ultimamente, a causa di sempre maggiori difficoltà che si incontrano negli stati esteri, stanno lievitando anno dopo anno e comunque, complessivamente si aggirano in non meno di 25 -30 mila euro.

Dalla finanziaria 2005 è stato riservato un ‘Fondo di sostegno delle Adozioni Internazionali’, finalizzato al rimborso di parte delle spese sostenute per l’adozione di un bambino straniero nell’anno precedente. Fondo istituito con DPCM 28 giugno 2005.

Dal 2005 si è poi passati al Fondo per le politiche della famiglia, istituito dall’art. 19, comma 1 del Decreto legge 223 del 2006, destinato a finanziare anche il sostegno delle adozioni internazionali.
Dal 2005 sono stati erogati rimborsi fino alle adozioni concluse nell’anno 2009 (DPCM 30/11/2010), mentre per le nostre adozioni concluse nel 2010, sembra, da notizie finora ufficiose che ci sono pervenute, non sia stato previsto alcun fondo.

Sig. Presidente, siamo convinti che l’interruzione della misura frenerebbe lo slancio di tante coppie italiane decise ad adottare, rappresenterebbe una disparità di trattamento tra cittadini ed un’ulteriore, ingiusta penalizzazione nei confronti di tante famiglie italiane che credono nella solidarietà disinteressata e che con enormi sacrifici hanno compensato l’handicap causato dall’infertilità (spesso anche da norme restrittive sulle fecondazioni assistite) pur di coronare la legittima aspirazione di costituire una famiglia completa.

Ci rivolgiamo a Lei, certi di un Suo interessamento e, con l’occasione, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

“Le famiglie delle Adozioni Internazionali”

08 Gennaio 2012

Firme……

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Ringraziamenti

Sabato 10 Dicembre è mancata mia mamma. Avrebbe compiuto 71 anni il 13, il giorno di Santa Lucia, e per questo si chiamava Luciana.
Trovarla a terra nella sua cucina è dura da digerire, cercare i vestiti per comporla un tormento, decidere dove seppellirla solo un’ora dopo un supplizio. Sembra d’aver vissuto un sogno pensare d’aver partecipato al suo funerale e averla accompagnata al cimitero insieme a mio padre, mio marito, mio figlio, buona parte dei miei numerosi cugini e zii provenienti da tutt’Italia e dalla Germania, i vicini di casa, di borgata, i conoscenti di una vita, gli amici.
Perdere una madre a 29 anni ti fa invecchiare di colpo. Soprattutto se si è figli unici come me.

Tante volte abbiamo immaginato questa situazione, pensando che la cosa migliore fosse quella di trasferirci di nuovo a Buja: ho un papà di 72 anni, una casa enorme, due altri fabbricati in cortile, due cani cinque gatti e uno spazio circostante in terreni immenso in un contesto agricolo pieno di attrezzi e situazioni che possono rivelarsi pericolose.
Ora che il peggio è accaduto, però, ci rendiamo conto che è difficile sradicare di nuovo nostro figlio dalla sua prima elementare appena iniziata – lo abbiamo fatto tre anni fa, togliendolo dalla sua scuola materna di paese, con giardino enorme, giostre e situazioni da sogno per un bambino, a favore della Miela Reina in Viale – .

Da quando ci conosciamo mio marito ed io, ci siamo già trasferiti ben quattro volte. E si, rientrare a Udine significherebbe guadagnarci in salute e in tranquillità, non ci sono dubbi! Io punto ad un nostro rientro, senza però una certezza nei tempi: mio marito lavora pur sempre a Trieste.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto e mi hanno fatto le condoglianze, spero che le vacanze di natale portino consiglio, io sarò in quel di Buja fino a data da definire.

Saluti.

Gabriella Fabbro

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Non lasciate morire l’adozione internazionale

I segnali c’erano da molto tempo, ma il rapporto del Cea, il Coordinamento Enti Autorizzati, conferma quanto da tempo dicono i numeri dei tribunali per i minori: l’adozione in Italia è in gravissima crisi. Le richieste di adozione calano di anno in anno, i paesi di provenienza dei bambini chiudono le porte, e la burocrazia italiana, così come l’assoluta  mancanza di una “politica estera” in questo settore, contribuisce a peggiorare le cose.

Ma il vero nodo oggi non sono più i tempi di attesa italiani per il decreto di idoneità: pur con tempi assurdi (dai 12 ai 24 mesi) quel decreto nel 98% dei casi arriva. No, tutto si blocca dopo il conferimento di un mandato all’ente: qui inizia una attesa drammatica, a volte surreale, tre, quattro, cinque anni, ma addirittura di più, prima di poter incontrare quel bimbo a cui si vogliono dare affetto, amore, benessere. Bambino che nel frattempo avrà perso anni preziosi in un istituto russo o cambogiano.

Non è chiaro perchè con un aumento esponenziale della povertà dell’infanzia nel mondo, paesi come la Cambogia, il Vietnam, il Nepal, o l’Africa o il Sudamerica chiudano le porte all’adozione all’adozione internazionale, o facciano uscire i bambini con il contagocce. Perchè il non arrivo dei bimbi nei paesi occidentali non vuol dire per loro un futuro migliore in patria, o magari un’adozione nazionale, come ad esempio avviene (soltanto e in parte) in Brasile o in India. Tutt’altro: questi bimbi resteranno negli istituti quando va bene, assai peggio quando va male (basti pensare che maschi e femmine in Cambogia vengono venduti a 8, 10 anni ai trafficanti di essere umani e destinati ai bordelli della pedofilia mondiale).

E allora? La verità è che l’adozione internazinale per i paesi poveri è un modo per ricattare i paesi ricchi. Più è difficile adottare più si potranno chiedere soldi, denaro e aiuti. Giusti e sacrosanti questi ultimi, un po’ meno la catena di denaro che in molti casi  lucra sul desiderio e sulla disperazione delle coppie.

La crisi globale però ha messo in crisi anche questo meccanismo già sbagliato di per sè: perchè le coppie non ce la fanno più, smettono di lottare, e a quel figlio rinunciano, sempre più spesso. Ma alla loro rinuncia corrisponde un bambino che non avrà una famiglia, e dunque una tremenda perdita per tutti.

Però, forse, con un nuovo grande impegno della Commissione Adozioni Internazionali (e magari una nuova presidenza) e un governo più sensibile ai temi della cooperazione, qualcosa potrebbe cambiare. Ma bisogna volerlo, e credere nel meccanismo virtuoso dell’adozione internazionale, che dà a bambini altrimenti destinati a vite senza futuro l’amore di due genitori, e ad un uomo e una donna la gioia di un figlio.

Fonte: Family life – Maria Novella De Luca

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…e la nazionale?

Durante un incontro a Roma con i genitori del gruppo FSE Roma 1 (a proposito: grazie, Barzo), ascoltando le nostre parole, la nostra scelta e le nostre difficoltà, un genitore ha giustamente chiesto: “…e la nazionale? All’adozione nazionale non avete pensato?”
Giusto, l’adozione nazionale. Su questo blog ne abbiamo parlato poco.
All’adozione nazionale abbiamo pensato, eccome. Le domande presentate in tribunale nell’ormai lontano 25 febbraio 2010 sono state due. La domanda di adozione internazionale n. 25/2010, e quella di adozione nazionale n. 52/2010. Già il numero cardinale fa capire quante più richieste ci siano nel circuito italiano rispetto all’internazionale.
Ma da quel momento, teoricamente, avremmo potuto ricevere la chiamata dal giudice per un bambino nel “circuito nazionale” da accogliere.
Teoricamente.
In pratica, ci hanno fatto capire che in ogni caso sarebbe stato gradito il parere dei servizi sociali. Ma d’altronde questo percorso lo stavamo seguendo già, quindi per noi non è un problema.
E poi, diciamolo, in caso di adozione nazionale non si hanno problemi di soldi. Non ci sono costi, e non c’è nemmeno quella spiacevole sensazione di “mercato del bambino” che in fondo tutti noi sentiamo quando parliamo di costi dell’adozione. Quindi, noi non stiamo disdegnando l’adozione nazionale. Anzi. Noi siamo pronti ad una chiamata anche oggi stesso.
Teoricamente.
In pratica, sappiamo già che non accadrà. Perchè la lista di attesa è lunga, lunghissima. In media, sei anni. E nel frattempo, il percorso dell’adozione internazionale sarà concluso. Ma in fondo, fino a quando non ci sarà l’abbinamento tutte e due le strade saranno aperte.
Teoricamente.
Perchè abbiamo deciso di rifiutare le situazioni con rischio giuridico.
Il rischio giuridico comporta la possibilità che il bambino, dopo aver trascorso qualche tempo con i “nuovi” genitori,  debba ritornare alla famiglia di origine (oppure ai parenti sino al 4° grado). L’adozione diventa definitiva solo al termine di un percorso giuridico che può durare anche qualche anno (per chi vuole approfondire l’argomento, ecco un link che dà maggiori delucidazioni).
Questo è un rischio che non ci siamo sentiti di correre. Non tanto per noi, che saremmo consapevoli del fatto che un bambino che sentiremmo già nostro ci venga tolto dopo qualche mese. Non dico che non proveremmo dolore, ma andremmo avanti.
Per Daniele, però, non sarebbe così facile superare un tale trauma. E non possiamo fargli una cosa del genere. Quindi, i tempi di attesa già interminabili si allungano ancora di più con questa nostra rinuncia.

Pertanto, sebbene teoricamente teniamo aperta la strada dell’adozione nazionale, siamo consapevoli del fatto che il nostro futuro ci riserverà, prossimamente, un viaggio in Etiopia.

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Rovinati del tutto…

… o c’è ancora salvezza…?

All’ente e al 2012 l’ardua sentenza.

Sperin ben, io i ai già i coions plens.

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